Il caos è il momento in cui qualcosa dentro di te chiede di essere ascoltato

Il caos non è un errore.

È il momento in cui qualcosa dentro di te chiede di essere ascoltato.

Sono le undici di sera. Il telefono ancora in mano, la lista di domani già in testa, il corpo che chiede di fermarsi da almeno un’ora.

Ci sono passata anch’io.

E, a dirti la verità, ci passo ancora.

Ci sono giorni in cui quella voce torna a farsi sentire.

“Non sei abbastanza.”

“Non sei capace.”

“Non lo meriti.”

“Nessuno ti vede.”

“Nessuno ti ama.”

Per molto tempo ho creduto a quelle parole.

Pensavo che il problema fosse fuori da me.

Il lavoro.

Le persone.

Le relazioni.

Le situazioni.

La vita che sembrava andare in una direzione diversa da quella che desideravo.

E così cercavo continuamente una spiegazione a quella tristezza, a quel senso di vuoto, a quel rumore che avevo dentro.

Davo la colpa al mondo.

Aspettavo che qualcosa cambiasse.

Che cambiassero le circostanze.

Che cambiassero gli altri.

Perché ero convinta che solo allora sarei stata finalmente bene.

Il caos, intanto, continuava comunque ad accompagnarmi.

Finché un giorno ho iniziato a farmi una domanda diversa.

E se il caos non fosse il problema?

Con il tempo ho compreso che, senza rendermene conto, continuavo ad alimentarlo.

Forse perché avevo imparato ad ascoltare più la voce del giudice che la voce di me stessa.

I miei pensieri diventavano emozioni.

Le emozioni guidavano le mie scelte.

E il corpo, nel frattempo, cercava di parlarmi.

Con la stanchezza.

Con la tensione.

Con il bisogno di fermarsi.

Un bisogno che per molto tempo ho saputo solo rimandare.

Quella consapevolezza ha cambiato profondamente il mio modo di guardare la vita.

Ho scoperto che il caos era, in realtà, un messaggero.

Mi stava mostrando che qualcosa, dentro di me, aveva bisogno di essere visto, accolto e ascoltato.

Da quel momento il caos è rimasto, a volte, una presenza familiare.

La differenza è che oggi scelgo io come rispondergli.

Quando quella voce torna, la riconosco.

Respiro.

Rallento.

Torno al corpo.

E, passo dopo passo, ritrovo presenza, direzione e chiarezza.

È da questa esperienza personale, unita al mio percorso di formazione e alla mia professione di Counselor e Coach Somatico, che nasce il mio modo di accompagnare le persone.

Per imparare ad attraversare il caos, insieme.

Perché, a volte, è proprio lì che inizia il ritorno a sé.

“Accompagno le persone a ritrovare se stesse, attraversando il caos.”

 

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